Kinnaur Himalaya, il documentario che racconta l'Himalaya a rischio

La campagna di crowdfunding per il documentario Kinnaur Himalaya coordinato da Emanuele Confortin che testimonia l'impatto di nuovi modelli socio-economici in Himalaya. In ballo c'è la sopravvivenza di una cultura preziosa, esempio di sostenibilità.
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Kinnaur Himalaya, il documentario coordinato da Emanuele Confortin che testimonia l'impatto del cambiamento climatico e di nuovi modelli socio-economici in Himalaya. Per la realizzazione è stata lanciata una campagna crowdfunding
archivio Emanuele Confortin

È da poco iniziata una campagna di raccolta fondi destinata a testimoniare l'impatto del cambiamento climatico e di nuovi modelli socio-economici in Himalaya. Si chiama crowdfunding ed è una forma di finanziamento dal basso, collettiva, ospitata dalla piattaforma americana Indiegogo e destinata a sostenere l’ultima fase di un documentario sul Kinnaur, distretto tribale dell’Himalaya indiano.

"Kinnaur Himalaya", questo il nome del progetto, unisce indagine etnografica, analisi giornalistica e reportage, ed è coordinato da Emanuele Confortin, giornalista e fotogiornalista, che dal 1998 si occupa di Asia Meridionale. «Il lavoro si svolge tra i Kinnaura, popolazione minacciata nella sua integrità dalla crisi idrica causata dal cambiamento climatico e dalle seduzioni di una delle più vivaci economie del pianeta» spiega l’autore, il quale ha già vissuto in Kinnaur più di sei mesi, nel 2003, 2005 e 2018.



«È nostra intenzione cogliere il qui e ora di una civiltà di fronte a uno spartiacque epocale, causato dalla "Melocrazia"», vale a dire l’imposizione della monocoltura delle mele, in sostituzione alle attività agro-pastorali che per secoli hanno garantito la sopravvivenza degli autoctoni. In una generazione, molti Kinnauri hanno centuplicato le disponibilità finanziarie, è le valli di questa porzione di Himalaya si stanno trasformando in distese di meli, affiancate da nuovi edifici in cemento, impattanti e tutt’altro che ecocompatibili, additati come simbolo del nuovo benessere acquisito.

La "dittatura delle mele" rischia però di avere vita breve, colpa dell’aumento delle temperature e della flessione delle precipitazioni nevose. Più caldo e meno acqua impongono ai produttori di alzare la quota dei meleti, arrivata ormai oltre i 3,400 metri, e per proteggere i raccolti in pochi anni è triplicato anche il ricorso ai pesticidi. Un revival di quanto accaduto in Italia nel secondo dopoguerra, la cui eredità è oggi evidente in molte aree votate alla monocoltura del vino, o delle mele. «Stiamo lavorando in Himalaya, ma i dati raccolti sul campo riflettono quanto vissuto da tutti noi nel passato. Servono a conoscerci un po’ meglio e magari a cogliere degli spunti utile per migliorare le nostre stesse vite».

Clicca qui per la campagna di crowdfunding: www.indiegogo.com

Per saperne di più su Emanuele Confortin: www.emanueleconfortin.com




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