Nanga Parbat in inverno: fine della spedizione di Moro e Urubko
Oggi Simone Moro e Denis Urubko hanno comunicato la loro decisione di interrompere il loro tentativo di prima salita invernale del Nanga Parbat (Pakistan) lungo la parete Diamir a causa della perduranti pessime condizioni meteo.

Simone Moro e Denis Urubko al Nanga Parbat, febbraio 2012
E' stata ancora una volta più forte la Natura. Così finisce la spedizione di Simone Moro e di Denis Urubko al Nanga Parbat: la prima invernale della Montagna Nuda, - come ci raccontano Moro e Urubko nel loro ultimo dispaccio video - dovrà aspettare. Da giorni sul Nanga Parbat nevica e le previsioni meteo di Karl Gabl da Innsbruck non danno speranza: dopo una pausa di 36 ore la tempesta di neve e vento continuerà anche per tutta la prossima settimana. Per il prossimo periodo quindi, si prevede una quantità di neve che potrà superare il metro e mezzo di altezza.
Chiaro che in queste condizioni sarebbe troppo pericoloso ogni tentativo. Senza contare che le raffiche di vento in quota raggiungono i 130 km/h con un boato che come ci spiega Moro sembra "il rombo di 10 aerei in decollo". In queste condizioni è saggio desistere. Come del resto ha fatto anche la spedizione polacca che ha diviso con loro il Campo base.
A proposito di vento "stanotte" racconta ancora Simone "abbiamo avuto vento con raffiche fino a 100Km/ orari al campo base. Alcuni teli che riparavano la tenda mensa sono andati distrutti, ma poca roba. La tenda cucina e magazzino sono riparati da muri perimetrali in pietra che avevo fatto costruire (grazie a Dio)".
Ricordiamo che Moro, Urubko e Matteo Zanga, il fotografo e cameraman della spedizione, sono partiti 51 giorni fa dall'Italia. Il 3 gennaio hanno raggiunto il Campo base della parete Diamir del Nanga Parbat a quota 4200m. In un mese Moro e Urubko hanno allestito 3 campi raggiungendo quota 6600m. Poi però dal 27 gennaio ha iniziato la tempesta di neve che non ha mai cessato.
Come si ricorderà i due alpinisti avevano deciso sul campo di tentare la salita per una nuova via percorrendo la linea del tentativo effettuato da Messner e Eisendle nel 2000 che si sviluppa sul lato sinistro della grande parete del Diamir. Per far questo però erano costretti ad attraversare il tormentato ghiacciaio e soprattutto a passare sotto il pericoloso seracco della via Kinshofer. Una strada e un pericolo obbligato che Moro e Urubko avevano anche trovato la maniera di bypassare… ma ora dopo tutta la neve caduta, e quella prevista per tutta la prossima settimana, la missione sarebbe impossibile ovvero troppo pericolosa. Ha vinto la Natura dunque, come dicono nel video i due alpinisti. E anche questo è il "bello" dell'alpinismo e di questa esperienza che assicurano Simone e Denis: "E' stata bellissima!".
Chiaro che in queste condizioni sarebbe troppo pericoloso ogni tentativo. Senza contare che le raffiche di vento in quota raggiungono i 130 km/h con un boato che come ci spiega Moro sembra "il rombo di 10 aerei in decollo". In queste condizioni è saggio desistere. Come del resto ha fatto anche la spedizione polacca che ha diviso con loro il Campo base.
A proposito di vento "stanotte" racconta ancora Simone "abbiamo avuto vento con raffiche fino a 100Km/ orari al campo base. Alcuni teli che riparavano la tenda mensa sono andati distrutti, ma poca roba. La tenda cucina e magazzino sono riparati da muri perimetrali in pietra che avevo fatto costruire (grazie a Dio)".
Ricordiamo che Moro, Urubko e Matteo Zanga, il fotografo e cameraman della spedizione, sono partiti 51 giorni fa dall'Italia. Il 3 gennaio hanno raggiunto il Campo base della parete Diamir del Nanga Parbat a quota 4200m. In un mese Moro e Urubko hanno allestito 3 campi raggiungendo quota 6600m. Poi però dal 27 gennaio ha iniziato la tempesta di neve che non ha mai cessato.
Come si ricorderà i due alpinisti avevano deciso sul campo di tentare la salita per una nuova via percorrendo la linea del tentativo effettuato da Messner e Eisendle nel 2000 che si sviluppa sul lato sinistro della grande parete del Diamir. Per far questo però erano costretti ad attraversare il tormentato ghiacciaio e soprattutto a passare sotto il pericoloso seracco della via Kinshofer. Una strada e un pericolo obbligato che Moro e Urubko avevano anche trovato la maniera di bypassare… ma ora dopo tutta la neve caduta, e quella prevista per tutta la prossima settimana, la missione sarebbe impossibile ovvero troppo pericolosa. Ha vinto la Natura dunque, come dicono nel video i due alpinisti. E anche questo è il "bello" dell'alpinismo e di questa esperienza che assicurano Simone e Denis: "E' stata bellissima!".
Note:
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