Alla Parete di Lon in Valle del Sarca la via 'Opa Cupa' di Adelaide D'Addario e Pietro Garzon

Nel marzo del 2023 Adelaide D'Addario e Pietro Garzon hanno aperto 'Opa Cupa' nella parete di Lon in Valle del Sarca. Il report degli apritori, che la descrivano come 'una via abbastanza breve, però su roccia stupenda.'
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Sulla cengia del secondo tiro durante l'apertura della via 'Opa Cupa' alla Parete di Lon in Valle del Sarca (Adelaide D'Addario, Pietro Garzon 03/2023)
Adelaide D'Addario, Pietro Garzon

Opa Cupa ('opa tzupa') l'inno zingaro di invito alla danza, al movimento. È ciò che ci ha spinto a danzare su questa roccia vergine, senza conoscere il movimento successivo, un po' come in un flusso, un campo energetico.

L'idea di questa via, e la sua successiva creazione, nasce senza alcuna aspettativa, per il gusto di scoprire l'oltre, il nostro io che si risveglia, mostrandoci luci e ombre.

Nella primavera degli anni 23 avevo acquistato un trapano e guardavo le pareti, in cerca di un'occasione, anche non speciale, di provarlo. Un giorno, mentre assicuravo un amico sul terzo tiro di Celeste Impero (altra via stupenda e dimenticata da andare a fare!) mi è caduto l'occhio sul diedro fessurato a sinistra della sosta che, con particolare naturalezza, se ne andava via lontano, verso universi sconosciuti.

Sembrava un tiro divertente da esplorare ed il trapano, nel bene e nel male, era la mia ancora di salvezza. Se finivo in luoghi ignoti, con uno spit potevo sempre tornare ad un porto sicuro, su quella bellissima cengia. L'unica cosa su cui bisognava concentrarsi era giocare. Siamo tornati dunque dopo pochi giorni con Adelaide, sempre felice ed entusiasta di sperimentare.

Raggiunta la grande cengia da Celeste Impero, siamo partiti ad esplorare quel bel diedro atletico. Ne sono usciti così due tiri per noi molto fichi: uno tutto trad, uno tutto a spit :) Un giorno, sempre dal basso, abbiamo aperto i primi due tiri e, un altro giorno, l'ultimo tiro. Un collage, insomma, una via che si è andata a creare seguendo il solo gioco di arrampicarsi sulla roccia.

A parer nostro, il solo fatto di essere lì a viversi il tempo, bastava. Non sentivamo il bisogno di imporre anche regole su come procedere. Ne è uscita, alla fine, una via molto carina secondo noi, utile magari in primavera, per un pomeriggio alternativo, per riprendere un po' in mano le tacche e i friend. Alla fine, questi ci sono da usare un bel po', anche se la via non è mai pericolosa. Un po' di autocontrollo sul grado sarebbe tuttavia consigliato...

La nostra incapacità di posizionare i cliff e le finanze ridotte all'osso sono state un fattore determinante per limitare l'utilizzo degli spit; cercando la qualità anche nella paura. I tiri sono stati scalati puliti un po' a caso durante le varie giornate ma mai tutti in un solo giorno. Il quarto tiro, non è mai stato salito in continuità. La libera, quindi, spetta a voi. Noi, al momento, non abbiamo voglia. Ci abbiamo passato già troppe giornate se pensiamo alla quantità di cose che ci sono da fare a questo mondo.

Sicuramente, in futuro ci torneremo anche noi. In fondo, è proprio carina come via. Divertitevi!

di Pietro Garzon

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