Alcune salite estive di Bubu
Le performaces estive di Mauro Bole dalle Dolomiti al Monte Bianco
In estate, e precisamente il 26. luglio, Mauro Bole – Bubu, con Corrado Pipolo, entrambi guide alpine di Trieste, ha compiuto la salita in giornata e a vista della via Alpenrose alla Cima Grande di Lavaredo, aperta dai fortissimi fratelli cecoslovacchi Coubal nel 1988 in 4 giorni. La via è alta 550 m e nella parte finale si ricongiunge con la classica Comici – Dimai, dalla quale si esce. Nella guida di Milan Packo – Tre Cime (1993) è stata valutata con difficoltà di VIII+/IX-.Ci sono 8 “spit” su tutta la via, la roccia è spesso marcia e gli stessi pochi spit pure (sono i classici “spit” usati dai Cecoslovacchi: rivet da _ di oncia con placchette fatte in casa) . Bubu ha salito tutta la via da primo di cordata, tutta in libera e a vista. Ha dovuto rinforzare quasi tutte le soste, mentre sui tiri più di tanto non si poteva aggiungere, perché le difficoltà sono costanti e comunque alte: due tiri di 7b+ e cinque tiri tra il 7a e il 7a+. A parere di Bubu, la via rientra tra le più impegnative delle Tre Cime, senz’altro più difficile delle altre ex-artificiali, aperte con imponente uso di chiodi, mentre questa è stata aperta già con pochi chiodi e tanta libera.Come fondamento di queste affermazioni, aggiungiamo la lista di alcune delle migliori realizzazioni di Bubu nel gruppo. Cima Grande: “Hasse Brandler”, 7a, a vista; “Superdirettissima” (Colibrì), 7c, a vista; Cima Ovest: “Spigolo scoiattoli”, 7b, a vista; “Via Svizzera”, 7b, a vista; Cima Piccola: “Perle ai porci”, 7c, a vista.Non pago, Bubu è andato anche nel gruppo del Bianco, dove ha concatenato in solitaria e in 20 ore la Goulotte Cherè al Mont Blanc du Tacul (l’unica salita di ghiaccio esistente in quei giorni e in quella zona) e Voyage selon Gulliver al Grand Capucin, 7a+ (6c obbl.), 300 m, tutta in libera autoassicurandosi (la aveva salita già a vista nel 1992). Ha cominciato la sua cavalcata alle 21 di sera, salendo in poche ore la Goulotte Cherè, scendendo in doppia e spostandosi a piedi sotto la base del Capucin, dove ha riposato per il resto della notte e poi il giorno dopo ha attaccato la prima lunghezza vera e propria (sopra la cengia) circa alle 10 (terminale complicata e tanto caldo) per uscire poi alle 17 dello stesso giorno, autoassicurandosi su tutte le lunghezze e salendo tutta la via in arrampicata libera, incitato anche da una cordata di Lecchesi, testimoni della salita di Bubu.
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