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Luca Godenzi e Carlo Micheli durante la loro ripetizione invernale della Via Cassin, Pizzo Badile, il 30-31/12/2016
Fotografia di Luca Godenzi, Carlo Micheli
Luca Godenzi e Carlo Micheli durante la loro ripetizione invernale della Via Cassin, Pizzo Badile, il 30-31/12/2016
Fotografia di Luca Godenzi, Carlo Micheli
Luca Godenzi e Carlo Micheli durante la loro ripetizione invernale della Via Cassin, Pizzo Badile, il 30-31/12/2016
Fotografia di Luca Godenzi, Carlo Micheli
Luca Godenzi e Carlo Micheli in cima al Pizzo Badile dopo la loro ripetizione invernale della Via Cassin il 30-31/12/2016
Fotografia di Luca Godenzi, Carlo Micheli

Via Cassin sul Pizzo Badile in inverno. Il report di Luca Godenzi

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Alpinismo: il racconto di Luca Godenzi che, insieme a Carlo Micheli, dal 30 al 31 dicembre 2016 ha effettuato una delle rare ripetizioni invernali della Via Cassin sulla parete NE del Badile.

Sicuramente per i suoi canoni, la base del Badile era affollata la mattina presto del 30 dicembre: ben due cordate erano pronte per salire questa celebre parete nordest. Una era quella composta dalla tedesca Ines Papert e dallo sloveno Luka Lindič che, come già riportato, si sono aggiudicati la prima ripetizione della via Nordest Supercombo, la linea che unisce la Via Cassin alla via Memento Mori. L’altra cordata invece era quella composta dai due alpinisti di Poschiavo Luca Godenzi e Carlo Micheli che quel giorno hanno invece salito integralmente la Via Cassin, aperta nell’estate del 1937 da Riccardo Cassin, Vittorio Ratti, Gino Esposito, Mario Molteni e Giuseppe Valsecchi. Quella di Godenti e Micheli è una ripetizione invernale piuttosto rara, probabilmente nemmeno la decima nella stagione più fredda dopo la prima invernale effettuata nel 1968 dalla cordata italo-svizzera composta da Paolo Armando, Gianni Calcagno e Alessandro Gogna e Camille Bournissen, Michel Darbellay e Daniel Troillet. È stata proprio la Papert a segnalarci la bella salita dei due svizzeri, che quel giorno hanno effettuato quello che loro stessi descrivono come “un vero viaggio nel mondo del dry e del misto moderno, per un alpinismo a 5 stelle, mai scontato e mai banale.” Dopo aver raggiunto la cima avvolti nel buio il 30 dicembre, i due hanno dormito nel Bivacco Redaelli e poi sono scesi verso Bagni del Masino lungo la via normale.


VIA CASSIN IN INVERNO
di Luca Godenzi

Approfittiamo degli ultimi istanti di luce per fare un giro perlustrativo e portare il materiale da arrampicata fino alla base della parete, poi ci ritiriamo nel favoloso locale invernale del Rifugio Sasc Furä, sperduto nella selvaggia Val Bondasca.

In serata veniamo raggiunti dai forti alpinisti Ines Papert e Luka Lindič. Il loro obbiettivo è la Supercombo, un'elegante combinazione tra la Cassin e la Memento Mori, nata da una bella intuizione dei locals Marcel Schenk e David Hefti. Due cordate dirette alla Nordest del Badile lo stesso giorno d'inverno sono sicuramente una coincidenza inusuale, tanto più che nella stagione fredda, la via del '37 conta meno di dieci ripetizioni in 80 anni.

Un rapido avvicinamento ci porta al colletto che dà accesso alla grande cengia. Seguiamo Luka sul lungo traverso e le rampe di neve che ricoprono il "Diedro Rebuffat". Al "Primo Bivacco Cassin" inizia la salita vera e propria. Da qui vediamo quello che ci aspetta: un'enorme lavagna compatta, poco strutturata e poco proteggibile, interrotta solo da sporadiche chiazze di ghiaccio.

Ancor più che in estate, durante la stagione fredda risulta evidente la logica dell’itinerario, che sfrutta con astuzia i punti deboli in un deserto di granito, superando gli strapiombi iniziali grazie ad una successione di diedri e traversi. Poi vari raccordi su placche conducono al nevaio centrale e quindi al lungo sistema di camini, che intagliano tutta la parte alta come un enorme colpo d'ascia. Si tratta davvero di una linea magnifica, la "King Line" di questa iconica montagna.

I lunghi periodi di favonio e temperature elevate di fine dicembre hanno privato la parete dello strato di ghiaccio formatosi in autunno, riportandola in larga misura al suo stato originale. E senza ghiaccio, là dove le fessure e le conformazioni finiscono, le placche impongono la loro legge. Diventa d'obbligo un'arrampicata di equilibrio e precisione, un gioco di monopunte su cristalli e spostamenti sempre incerti. Un terreno sul quale le tecniche del misto moderno vanno usate con un po' di "savoir faire".

I tiri sono esigenti e bellissimi, le temperature piacevoli. Un'alpinismo da sogno, un vero privilegio! La nostra cordata è ben rodata e funziona alla perfezione, la fiducia riposta nel proprio compagno trasforma l'ingaggio di una via senza facili scappatoie in un' avventura divertente ed emozionante. Alle soste abbiamo perfino il tempo di rilassarci e fare quattro chiacchiere con Ines e Luka, davvero simpatici. Al nevaio centrale li vedremo scomparire verso sinistra per poi infilarsi rapidamente lungo una stupenda striscia argentata. Noi proseguiamo in dry lungo i tiri di VI fino a guadagnare la base dei camini. Un breve traverso verso sinistra mi dà del filo da torcere, sbaglio la lettura del tiro e riesco a trovare il difficile anche nel facile, un vero genio! Poi finalmente un sottile strato di ghiaccio ci permette di accelerare e progredire facilmente lungo tutto il colatoio, trasformatosi per l'occasione nella goulotte più bella che abbiamo mai salito. "Se fosse a Chamonix, con la funivia che ti porta all'attacco, ci sarebbe la coda...!"

Dietro di noi il cielo diventa color cobalto, prima di sprofondare nel buio più totale. Il nostro mondo si rimpicciolisce ai pochi metri illuminati dalla frontale. A parte i brevi momenti condivisi in sosta, il senso di isolamento diventa totale. Non siamo altro che due minuscoli puntini luminosi alla deriva in un mare di ghiaccio e granito.

Le ultime lunghezze, solitamente facili, sono ricoperte da uno strato di neve inconsistente ed esigono ancora la nostra piena concentrazione. A questo punto una ritirata è davvero fuori discussione, trovare una soluzione che ci porti verso l’alto rappresenta l’unica via di fuga. Decidiamo di seguire i camini per intero, con lunghi tratti improteggibili, fino ad incrociare finalmente lo Spigolo Nord.

Da qui ci dirigiamo verso la vetta. Altri 200m senza i quali questa salita invernale non avrebbe lo stesso sapore. Dalla cima possiamo osservare il formicolio di luci del fondovalle, una vista mozzafiato che non dimenticheremo. Poi ci intrufoliamo nel Bivacco Redaelli e sprofondiamo nei nostri sogni pieni di felicità. Il fatto di aver portato il fornelletto senza nemmeno una cartuccia di gas non riuscirà a scalfire il nostro buon umore: rimarrà soltanto un divertente aneddoto da ricordare di tanto in tanto.

La mattina seguente, la piccola scatola di latta che ci ha ospitato per la notte, viene investita da un’alba dai colori straordinari. Con tutta calma affrontiamo una discesa senza imprevisti, prima di brindare, finalmente, con un’ottima birra.

Pizzo Badile, Parete NE

Via Cassin, 800m, M7
30 dicembre 2016, Luca Godenzi e Carlo Micheli

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