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Elio Bonfanti sul primo tiro di Anatomia Patagonica in Val Clavalitè (Valle d'Aosta).
Fotografia di Claudio Casalegno
Sul primo tiro di Dica 66 in Val Clavalitè (Valle d'Aosta).
Fotografia di Claudio Casalegno
Sul primo tiro di Nos dames de La glace in Val Clavalitè (Valle d'Aosta).
Fotografia di Elio Bonfanti
Salendo il secondo tiro di Buona la prima in Val Clavalitè (Valle d'Aosta).
Fotografia di Claudio Casalegno
INFORMAZIONI / informazioni e collegamenti:

Val Clavalitè in punta di becca, cascate di ghiaccio in Valle d'Aosta

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Una selezione di probabili nuove cascate di ghiaccio per palati non troppo esigenti situate in Val Clavalitè, un vallone magico posto sopra il castello di Fenis in Valle d’Aosta dove la bellezza è un valore a sé stante e che, una volta tanto, non deve essere associata ad un alpinismo dove conta soltanto la difficoltà. Di Elio Bonfanti.

Era il 2011, quando lo "Zio Fester", al secolo Claudio Casalegno, rientrato da un rocambolesco tentativo di fare il periplo con gli sci della Tersiva che è il montagnone della valle mi disse: ho dovuto accorciare un po' il giro e con Manuela "La patologa" siamo scesi nella valle prima, mentre gli altri miei compagni, Daniele Caneparo ed Enrico Pessiva hanno proseguito; ma sai che ho visto un sacco di cascate di ghiaccio!

Già allora riuscì a solleticare il mio interesse e nel 2014 andò addirittura a trascorrere il capodanno al bivacco Egidio Borroz e di rientro insieme agli auguri mi tornò a ripetere: guarda che là dentro ci sono un sacco di cascate. Ero quasi convinto ad andare a farci un giro ma non avevo documentazione sulla zona e l’ avvicinamento prospettatomi da Claudio mi fece desistere.

Ecco però che quasi contestualmente e possiamo dire, finalmente Matteo Giglio dopo una lunga gestazione dette alla luce il libro "Effimeri Barbagli" dal quale si poteva chiaramente evincere che nella valle c’erano sicuramente ancora parecchie possibilità, cosa che avrebbe reso l’ avvicinamento decisamente più sopportabile!

Tra una cosa e l’altra passa però ancora un anno nel quale abbiamo tritato sì parecchio ghiaccio in giro per il mondo, ma nel quale lo Zinalrothorn ci scippa "la patologa" che era una cara amica personale ma soprattutto era la compagna sia di cordata che di vita dello "Zio". La sua passione era l’alta montagna, i 4000 erano il suo vero obiettivo, lei non amava come d’altronde Claudio la scalata fine a se stessa, ma amava muoversi in ambiente e quello dell’ alta montagna la esaltava. La val Clavalitè grazie al suo isolamento invernale pur essendo ad un passo da Aosta e grazie ai suoi panorami, dal Cervino alle Jorasses era per lei un luogo come dicono i francesi "Coup de Coeur".

La molla per farci decidere ad andare è stata lei ed il caso ha voluto che Anatomia Patagonica fosse proprio quel tipo di salita che le sarebbe piaciuto fare. Difficile il giusto, estetica il giusto, lunga il giusto. Insomma siamo certi che le sarebbe piaciuta ed è per questo che gliel’abbiamo dedicata. A filotto considerata l’ assenza di neve che riduce l’avvicinamento e che l’appetito vien mangiando abbiamo poi salito alcune altre interessanti cascate delle quali vi presentiamo le schede.

Redigendo le stesse e cercando ulteriori informazioni per essere almeno un po' sicuri che le salite che riteniamo di aver fatto per primi non fossero già frequentate come l’autostrada del sole ad agosto abbiamo scoperto che in realtà Alessio de Santi e Stefano Pozzuolo, ghiacciatori della provincia di Torino, avevano iniziato dal 2015 a frequentare l’ alto vallone facendovi almeno due prime salite: Bar sport Relax l’una e Tiritiritu l’altra, oltre poi ad aver scoperto l’esatta ubicazione della cascata della Scoperta.

Resta quindi inteso che le cascate presentate sono tutte da considerarsi come probabili prime salite in quanto la reticenza di alcuni scalatori nel diffondere notizie sulla loro attività è proporzionale alla loro bravura e talvolta (fino a prova contraria) può capitare di incappare in qualche errore madornale.

A condizione di arrivare in auto alla piana di Clavalitè (ricordarsi che esiste un divieto che limita l’accesso delle auto al primo pianoro), alla fine poi l’avvicinamento non è poi così drammatico, per fare un paragone rimanendo dalle nostre parti raggiungere il fondo della Valnontey a Cogne oppure salire nel Vallone del Fournel in Francia è sicuramente più lungo.

L’unico ammonimento è quello di non metterci piede se ha nevicato in quanto tutte le cascate del versante ovest sono sotto valanga e di quelle del versante Est l’unica ed essere al riparo è Nos Dames de la Glace. A buon intenditor poche parole…

Punti di appoggio: Rifugio Egidio Borroz non gestito ma aperto e dotato di stufa e confort è posto in cima al vallone a quota 2156 mt. Diversamente in bassa valle tra Fenis ed Aosta non mancherete di trovare una sistemazione adeguata.

Si ringraziano Montura, Cassin e Aku.

di Elio Bonfanti

SCHEDA: Anatomia Patagonica, Val Cavalitè


SCHEDA: Buona la prima, Val Cavalitè


SCHEDA: Dica 66, Val Cavalitè


SCHEDA: Nos Dames de La glace, Val Cavalitè

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